agosto 4, 2016

Pavimenti scivolosi, norma, usi e rimedi

Pavimenti scivolosi, norma, usi e rimedi

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Pavimenti scivolosi, norma, usi e rimedi

Situazione Statistica, Pavimenti scivolosi, norma, usi e rimedi 

In Italia negli ultimi anni sono aumentate a dismisura le cause intentate dalle persone per danni dovuti a scivolamento,Pavimenti scivolosi, norma, usi e rimedi.

A causa di questo aumento, da qualche anno a questa parte, le maggiori compagnie di assicurazioni per le polizze fabbricati, hanno cominciato ad inserire nei rinnovi e nei nuovi contratti alcune clausole di salvaguardia, che mettono al riparto le compagnie stesse dal dover pagare risarcimenti cospicui nel caso i pavimenti siano particolarmente scivolosi, Pavimenti scivolosi, norma, usi e rimedi.

 

Nel corso del 2014 le chiese Italiane hanno perso 107 cause intentate contro di loro da fedeli che cadendo hanno riportato lesioni.

Su 64800 chiese 107 cause perse possono sembrare poche ma occorre considerare che ancora non tutti quelli che cadono intentano causa e non tutti quelli che intentano causa la vincono, Pavimenti scivolosi, norma, usi e rimedi.

In ogni caso 107/64800 vuol dire che lo 0,16% delle chiese Italiane nel solo 2014 ha perso una causa intentata da persone che sono cadute nel perimetro di responsabilità della chiesa.

Se estendiamo questo dato ai prossimi 10 anni significa che all’incirca una chiesa su 60 perderà una causa di questo tipo.

Il dato delle chiese è solo uno di quelli da analizzare. Se ci riferissimo ai dati degli infortuni sul lavoro e degli infortuni domestici ci si renderebbe conto che sempre più spesso le persone intentano causa contro il proprietario o il conduttore del pavimento.

Questo accade perché sempre più persone, grazie ad internet, prendono consapevolezza di poter ottenere un risarcimento e perché negli ultimi anni sono nati e sono sempre più numerosi, studi professionali interdisciplinari di avvocati e tecnici dell’edilizia (ingegneri, architetti, geometri ecc) che si occupano solo di istruire e condurre cause su questo argomento.

 

Cosa dice la legge

 La buona tecnica di progettazione e le leggi impongono ai tecnici che progettano o che gestiscono superfici calpestabili di usare la massima cautela e porre la massima attenzione per ridurre il rischio. Pavimenti scivolosi, norma, usi e rimedi.

La riduzione del rischio passa la riduzione della probabilità di scivolamento e passa attraverso la progettazione degli interni per ridurre il danno che, una volta che la persona è scivolata, si possa procurare.

Riferendoci alla diminuzione della probabilità di scivolamento le misure da adottare sono molteplici.

Ad esempio si può ridurre la probabilità che una superficie possa bagnarsi o rimanere a lungo bagnata adottando ripari e drenaggi. Oppure adottando il più possibili superfici piane ed eliminando o riducendo i piani inclinati.

Sul fronte della riduzione del danno medio che una persona che scivola può procurarsi le misure sono parecchie. Ad esempio si possono adottare dei dispositivi di protezione individuale contro le cadute (caschi, ginocchiere, polsiere ecc) ma questi sono applicabili solo in determinati ambiti (lavorativi) e solo se non esistono altri metodi per abbassare il rischio residuo. Più frequente è invece una riduzione del danno medio progettando le superfici e i mobili con ampi raggi di curvatura in modo da eliminare o ridurre il rischio di caduta traumatica su superfici fortemente contundenti.

 

La tecnica di progettazione con materiali secondo le Norme DIN.

 Al fine di ridurre la probabilità di scivolamento, in Italia da molti anni a questa parte è invalso l’uso da parte dei progettisti di prescrivere pavimentazioni in accordo con la norma DIN 51130.Per chi non ricorda il numero si tratta di quella norma che classifica gli elementi delle superfici calpestabili a seconda di un parametro a suo volta legato al coefficiente di attrito.

Per le superfici dove si cammina a piedi nudi valgono le classificazioni A,B,C

apparato di prova

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A seconda dell’inclinazione a cui si comincia a scivolare si classificano i materiali di rivestimento (destinati a zone di calpestio a piedi nudi) in classi:

meno di 12° classe 0

tra 12° e 18° classe A

tra 18° e 24° classe B

oltre i 24°      classe C

 

A seconda del tipo di ambiente le superfici devono appartenere a delle specifiche classi

REQUISITI RELATIVI ALLE PROPRIETÀ ANTISDRUCCIOLO, SECONDO METODO DIN 51097, DI PAVIMENTI PER ZONE BAGNATE SOGGETTE A CALPESTIO A PIEDI NUDI

GRUPPO DI APPARTENENZA ESEMPI DI AMBIENTI

Classe A

SPOGLIATOI PRIVATI O COLLETTIVI; ZONE PER LA SAUNA ED IL RELAX (PER LO PIÙ ASCIUTTE); CORRIDOI SOGGETTI A CALPESTIO A PIEDI SCALZI (PER LO PIÙ ASCIUTTI); FONDI DI PISCINE IN ZONE PER NON NUOTATORI, QUANDO IN TUTTA LA VASCA LA PROFONDITÀ DELL’ACQUA È INFERIORE A 80CM

Classe B

AMBIENTI DOCCIA; ZONE PERIMETRALI DELLA VASCA; PISCINE PER BAMBINI; ZONE PER LA SAUNA ED IL RELAX E CORRIDOI SOGGETTI A CALPESTIO A PIEDI SCALZI NON FACENTI PARTE DEL GRUPPO A; FONDI DI PISCINE IN ZONE PER NON NUOTATORI, QUANDO IN ALCUNE PARTI DELLA VASCA LA PROFONDITÀ DELL’ACQUA È INFERIORE A 80CM; FONDI DI PISCINE IN ZONE PER NON NUOTATORI CON VASCHE AD ONDE ARTIFICIALI

Classe C

VASCHE DI PASSAGGIO; BORDI DI PISCINA INCLINATI

 Per le superfici destinate ad essere calpestate a piedi calzati invece la classificazione è quella di tipo Rx, infatti secondo il metodo di misura previsto dalla DIN 51130, vengono distinte le seguenti classi di scivolosità e le indicazioni dei rispettivi ambienti di utilizzo:

 

  • R9 – zone di ingresso e scale con accesso dall’esterno; ristoranti e mense; negozi; ambulatori; ospedali; scuole.
  • R10 – bagni e docce comuni; piccole cucine di esercizi per la ristorazione; garage e sotterranei.
  • R11 – ambienti per la produzione di generi alimentari; medie cucine di esercizi per la ristorazione; ambienti di lavoro con forte presenza di acqua e fanghiglia; laboratori; lavanderie; hangar.
  • R12 – ambienti per la produzione di alimentari ricchi di grassi come: latticini e derivati; oli e salumi; grandi cucine di esercizi per la ristorazione; reparti industriali con impiego di sostanze scivolose; parcheggi auto.
  • R13 – ambienti con grosse quantità di grassi; lavorazione degli alimenti.

 

Queste norme sono molto importanti e hanno da molti anni guidato nelle prescrizioni anche i progettisti Italiani ed europei oltre che quelli tedeschi (le norme DIN sono tedesche).

La domanda da porsi è:

“Possiamo essere certi che queste prescrizioni sono corrette?”.

La risposta è meno ovvia e meno semplice di quanto non possa sembrare.

 

Certamente le norme DIN oltre che essere accettate in Germania come buona tecnica sono accettate in gran parte d’Europa e in gran parte del mondo e sono riconosciute come norme tecniche di valore assoluto.

Sia pure con molti limiti restano a molti anni dalla loro emanazione un punto di riferimento.

Quindi certamente da questo punto di vista possiamo dire che prescrivere una scivolosità di una pavimentazione ricorrendo alle norme DIN 51130 non è sbagliato.

Anzi si deve aggiungere che l’adozione di queste norme da parte di molti progettisti europei contribuisce alla standardizzazione delle produzioni e delle prove di accettazione e quindi favorisce un certo risparmio su ricerca, sviluppo e test da eseguirsi.

Ma non tutto ciò che non è sbagliato è corretto.

Infatti in Italia nessuna norma DIN è stata recepita su questo argomento.

In Italia nel corso degli anni si è proceduto ad avere un approccio prestazionale.

In pratica la normativa Italiana non prescrive un tipo di materiale. Il progettista Italiano è libero di prescrivere qualsiasi tipologia di materiale.

Ovviamente questo significa che possono essere prescritti anche i materiali rispondenti a classificati secondo le norme DIN.

Ma che significa approccio prestazionale?

Significa che la norma non richiede un materiale con determinate caratteristiche ma richiede che la superfice calpestabile abbia determinate caratteristiche.

La differenza non è un sottile sufismo linguistico. Non è un dettaglio di poco conto.

Questa differenza può determinare o spostare colpe civili e penali enormi.

Come dicevamo le assicurazioni si sono messe in guardia negli ultimi anni e hanno modificato pian pianino le loro condizioni di polizza al fine di evitare di dover pagare per superfici non a norma.

Ma quale norma?

Ovviamente la norma italiana che è una norma prestazionale. Alle assicurazioni pertanto non importa molto se la prescrizione della superficie sia stata o meno corretta, se la pavimentazione effettivamente risponde alla prescrizione ecc.

Se una pavimentazione è stata realizzata con materiale classificato R13 o di Classe C  e una persona scivola non viene richiesta la prova che la pavimentazione sia conforme alle norme DIN ma che sia conforme ai dettami del DM 236/89. Infatti il DM 236/89 e la legge sulla costruzione di rampe per disabili sono le uniche fonti normative italiane in materia.

Questi riferimenti normativi guidano le decisioni dei giudici e non recepiscono le norme DIN ma impongono la prova secondo norme BCRA.

Le norme BCRA

 Le norme BCRA vengono recepite da due norme Italiane

D.M. 236/89

“PRESCRIZIONI TECNICHE NECESSARIE A GARANTIRE L’ACCESSIBILITA’, L’ADATTABILITA’ E LA VISITABILITA’ DEGLI EDIFICI PRIVATI E DI EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA SOVVENZIONATA ED AGEVOLATA, AI FINI DEL SUPERAMENTO E DELL’ELIMINAZIONE DELLE BARRIERE ARCHITETTONICHE.

DPR 503/96

“REGOLAMENTO RECANTE NORME PER L’ELIMINAZIONE DELLE BARRIERE ARCHITETTONICHE NEGLI EDIFICI, SPAZI E SERVIZI PUBBLICI.

Vengono da molto tempo ritenute dalla giurisprudenza come la norma italiana, Pavimenti scivolosi, norma, usi e rimedi

Non vogliamo entrare nel merito di questo orientamento giurisprudenziale. Ne prendiamo atto e cerchiamo di adeguarci.

In pratica questa norma prestazionale impone di provare le superfici calpestabili e verificare che superino il valore di coefficiente di attrito prescritto.

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inoltre Il DL 81 del 9 aprile 2008, allegato IV – Requisiti dei luoghi di lavoro, al punto 1.3.2 determina che:

“I pavimenti dei locali devono essere fissi, stabili ed antisdrucciolevoli.” 

Il DPR 503 del 24 luglio 1996 stabilisce i requisiti strutturali a cui le pavimentazioni (di edifici pubblici e privati, aperti all’accesso di chiunque) si devono attenere e nello specifico, rimanda al DM 236/89 che al punto 4.1.2 prevede che “I pavimenti devono essere di norma orizzontali e complanari tra loro e, nelle parti comuni e di uso pubblico, non sdrucciolevoli”, specificando successivamente al punto 8.2.2 che “Per pavimentazione antisdrucciolevole si intende una pavimentazione realizzata con materiali il cui coefficiente di attrito, misurato secondo il metodo della British Ceramic Research Association Ltd. (B.C.R.A.) Rep. CEC. 6-81, sia superiore ai seguenti valori:

– 0,40 per elemento scivolante cuoio su pavimentazione asciutta;

– 0,40 per elemento scivolante gomma dura standard su pavimentazione bagnata”.

Come può apparire evidente queste norme non prevedono ad esempio un limite di scivolosità per elementi scivolanti in cuoio su pavimentazione bagnata e non prende affatto in considerazione il calpestio a piedi nudi.

Questa norma nasce in UK e riguardava i produttori di calzature. Per questo motivo è intrinsecamente limitata.

Tuttavia oggi le cause in Italia si decidono in base a queste norme.

L’approccio prestazionale è comunque meritevole di lode. Questo perché implica che il proprietario o il conduttore della superficie calpestabile deve accertarsi delle prestazioni della superficie all’atto della realizzazione ma anche nel corso del tempo.

Infatti le motivazioni che possono ridurre il coefficiente di attrito nel corso del tempo sono molteplici. Basti pensare all’usura da calpestio o allo sporco che si può depositare, Pavimenti scivolosi, norma, usi e rimedi

L’approccio prestazionale di fatto non si accontenta che le superfici siano progettate e realizzate fornendo certe prestazioni ad inizio della vita utile della pavimentazione ma richiede che un minimo di prestazioni venga mantenuto durante tutto il periodo di esercizio della pavimentazione.

Da questo punto di vista l’approccio prestazionale italiano alla sicurezza contro la scivolosità delle superfici calpestabili è meritevole di un plauso anche se il metodo di prova andrebbe ormai adeguato alle nuove procedura di prova che sono state sviluppate e ormai adottate i molti paesi Europei ed extraeuropei ma non ancora sono stati adottati in Italia.

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Tecniche innovative in edilizia studiate da 4wardNanotech

 A questo punto la domanda che può sorgere è “Se ho un pavimento di cui sono responsabile cosa posso fare per non incorrere in problemi?”

Ovviamente una risposta sarebbe quella di rifare tutte le superfici calpestabili. Ma questo non è una cosa proponibile da un punto di vista economico anche se per qualche superficie potrebbe essere una soluzione.

Tuttavia in soccorso di chi non ha intenzione o i soldi per cambiare la pavimentazione possono venire in soccorso alcune tecnologie innovative, Pavimenti scivolosi, norma, usi e rimedi.

Queste tecnologie modificano ad un costo accettabilissimo il coefficiente di attrito delle superfici esistenti portandolo a 0,85 e oltre. Ricordiamo che la norma mette come limite minimo 0,4.

In pratica la microtecnologia proposta in Italia dalla 4wardNanotech con sede a Milano e Roma ma con tecnici ispettivi in grado di raggiungere tutta Italia, aumenta il coefficiente di attrito in modo che la macchina di prova certifichi oltre ogni ragionevole dubbio (rilascia una strisciata di prova) la rispondenza di quella pavimentazione trattata alle prestazioni richieste dalle norme Italiane.

Naturalmente dopo ogni trattamento deve essere previsto un protocollo di azioni che comprendono una verifica periodica ed eventuali azioni correttive. Azioni che possono spaziare da una semplice pulizia straordinaria al refresh del trattamento in limitate aree particolarmente esposte al calpestio. Pavimenti scivolosi, norma, usi e rimedi.

Pavimenti scivolosi, norma, usi e rimedi

Proprio in relazione alla correlazione a alla concasualità reciproca tra scivolosità e depositi di inquinanti è consigliabile, in ambiti ristretti delle superfici calpestabili applicare anche un protettivo nanotecnologico alle ceramiche attive al diossido di silicio che avrà effetto idro e oleo repellente e preserverà la pavimentazione dal deposito di ulteriori sporcizia e inquinanti riducendo allo stesso tempo il costo della pulizia. Pavimenti scivolosi, norma, usi e rimedi.

Anche questo trattamento può essere effettuato economicamente dalla 4wardNanotech che produce e applica anche questa tecnologia innovativa sempre con una particolare attenzione alla economicità del trattamento e sempre sotto la supervisione di tecnici specialisti e abilitati ed iscritti nei rispetti albi degli ingegneri, architetti o geometri.

Dott.ssa Sabrina Zuccalà

4wardNanotech

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